Sistemi resilienti

gen 08

Tratto da un libro che ho letto di recente un’interessante argomento che trovo possa rappresentare bene anche un modello di approccio al mercato che in ratiopharm adottiamo, e cerchiamo di perfezionare,da 3 anni.
Nel 2009 abbiamo grazie alla sinergia fra Sales Account, Regional Affair Specialists e il Team in sede abbiamo realizzato oltre 533 eventi informativi/formativi destinati localmente ai cittadini e distribuiti su tutto il territorio nazionale…un buon esempio di resilienza.
formiche_laboriose
Dice J.Cooper Ramo:
L’esperienza insegna che nel momento in cui si affida la delega ( il potere di decidere) ad altre persone si ha un’esplosione di curiosità, emozione e sforzo partecipativo. E’insomma una legge universale con il giusto incoraggiamento e le adeguate opportunità la gente “corre” più veloce di quanto si sia mai immaginato. Si tratta dello stesso concetto, già rilevato in natura, dell’efficienza degli eserciti a sciame (api, formiche), ossia gruppi altamente specializzati e decentralizzati che agiscono basandosi sulla profonda conoscenza della situazione locale ( ed utilizzando spesso anche risorse locali). Questa forma contraddice secoli di teoria ( di guerra e gestione in genere) basate sulla ferrea gerarchia.
L’auto organizzazione è presente in sistemi più efficienti e resilienti del mondo.
E’ la caratteristica dirompente della vita nell’ora informatica/tecnologica ( mail, sms etc…)
L’estrema conseguenza di questa evoluzione è la “Peer production” ,cioè produzione collettiva, fino a poco tempo fa inimmaginabile; Wikipedia, Linux dove i soggetti coinvolti possono produrre, muovendo dal basso, in una sorta di collaborazione di massa sempre più efficiente (es. Wikipedia versus enciclopedia Enciclipedia Britannica).
Eric Verr Hippel la chiama innovazione dell’utente (Democratizing Innovation) dove la distanza fra desiderio e prodotto è uguale a zero.
Qual è il segreto di questo sistema?
E’ il fatto che utilizza tutte le competenze eccedenti che altrimenti andrebbero sprecate: idee non utilizzate, sapere mal indirizzato, informazioni disperse.
Come si può avviare un sistema del genere? E’ necessario focalizzare l’attenzione sulle persone allocando quote di delega (potere) ed autonomia anche se questo può incoraggiare anche forze che ci mettono in difficoltà.
Dotando le persone di questo “potere” esse diventeranno opportunità, innovazioni e veicolo di successo del sistema.

Joshua Cooper Ramo

2 comments

  1. Sono perfettamente d’accordo con te sulla prima parte della tua riflessione: un’organizzazione resiliente nasce in primis da un processo culturale che ha le sue fondamenta nella consapevolezza, nell’approccio, nella determinazione e nell’assunzione di responsabilità di ognuno. Processo difficilissimo che spesso implica un cambiamento radicale e repentino dello “status quo”.
    Sono meno concorde sul fatto che una grande azienda strutturata (tu fai l’esempio di una cosiddetta Big Pharma) non possa iniziare e portare a termine questo processo.
    Credo invece che la riorganizzazione in direzione di un “approccio resiliente” sia nelle possibilità di qualsiasi azienda, solo che essendo necessarie tutte le cose di cui ho detto sopra la cosa è estremamente difficile (NON impossibile).
    Spesso ci sono interessi personali, burocrazia, non condivisione del management, accentramento decisionale fra il dire e il fare.
    Il caso del Gruppo FIAT e del cambiamento radicale guidato da Marchionne negli ultimi 5 anni ne può essere un esempio. Di certo la FIAT di 5 anni fa non era una azienda meno complessa, meno in crisi e meno “politicizzata” e burocratica di una “nostra” Big Pharma… eppure in un tempo relativamente breve l’azienda è passata dal fallimento a caso di successo nel mercato dell’Automotive (fra l’altro incorporando Chrysler e progettando d’invadere il mercato americano con il placet di Mr. President)
    Questo è il mio pensiero…se mi chiedessero di provarci io credo ci riuscirei… ;-)

  2. Ludovico /

    Rifletto da qualche settimana sulle organizzazioni resilienti: la convinzione che mi sto formando è che possano determinarsi non solo attraverso un indispensabile processo di delega, ma innanzi tutto attraverso la condivisione di una visione ed un sistema valoriale; cioè è necessario sviluppare un terreno culturale favorevole perché una struttura aziendale possa realmente riconfigurarsi in forme resilienti.
    In ratiopharm l’evoluzione verso la resilienza è stata possibile grazie alla coesione sul disegno strategico e sul ruolo sociale dell’impresa, di cui è permeata la struttura aziendale. Dubito invece sull’effettiva possibilità di un tale cambiamento in molte big pharma: i sistemi valoriali che dovrebbero propugnare (es. l’attenzione al cliente) rimangono spesso considerati – con un po’ di ipocrisia – corpi estranei alla pratica quotidiana. Che ne pensi?
    Ciao
    L.

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