400000000000000180692_s4La vittoria di un mondiale di calcio può influenzare la crescita del Pil? Per alcuni analisti economici, statistiche alla mano, sì. Di certo, la prematura eliminazione della Nazionale di Lippi ha prodotto un danno economico, già stimato in 140mln di euro.
Viceversa il Financial Times lo ha addirittura quantizzato l’effetto di una vittoria, sostenendo che la vittoria della nazionale di un Paese ad un mondiale porta una crescita aggiuntiva della sua economia dello 0,7% rispetto al risultato dell’anno precedente, oltre ad una crescita degli indici di borsa. Questa nuova branca economica è stata battezzata “Soccernomics” dalla fusione, appunto, dei termini “soccer” (calcio) ed “economics” (economia).

FONDAMENTI DI SOCCERNOMICS – Partiamo da un articolo pubblicato qualche anno fa – prima del mondiale in Germania del 2006 – sul Financial Times intitolato “Calcio ed economia”, in cui veniva presentato lo studio di due analisti della nota banca olandese Abn Amro. Per i due economisti, “la produttività persa dai tifosi di fronte al televisore per seguire le partite, verrebbe ampiamente recuperata in termini di Pil nel boom degli acquisti stimolato dall’entusiasmo per una vittoria della squadra favorita“. In particolare, affermavano i due analisti, il fenomeno si presenta con più evidenza nei casi in cui a vincere è una nazionale europea. Questo – non tenendo conto dei paesi africani che, finora, un mondiale non l’hanno mai vinto – perché “nei paesi sudamericani il tempo lavoro perso di fronte allo schermo viene considerato superiore in termini di effetti sul Pil all’entusiasmo consumistico per l’eventuale risultato positivo dell’incontro, per via degli orari delle partite in calendario che spesso – specie quando i mondiali si giocano in Europa come pure adesso in Sud Africa a causa del fuso orario – ricadono in pieno orario lavorativo“. Statistiche alla mano e ragionando ex post, effettivamente l’analisi presenta delle verità o, se vi pare, delle “singolari coincidenze”. Se si guardano con attenzione i dati relativi al Pil dell’Italia dopo la vittoria del 1982 si nota che il nostro paese ha raddoppiato il suo prodotto interno lordo nel 1983 passando all’1,4% rispetto al +0,7 del 1982. Analogamente, nel 2007, nonostante già cominciassero ad avvertirsi i primi scricchiolii della bolla finanziaria americana, il nostro Pil è cresciuto del 1,9%. Nel 2006 era stato ugualmente positivo del +1,9%, mentre nel successivo triennio (2008-2010) c’è stato il tonfo che ben conosciamo del -6% (2008 -1%, 2009 -5,1%). E’ probabile che senza i “rumors” provenienti da oltreoceano sul finire del 2007, la crescita sarebbe stata ancora più sostenuta (0,4-0,5% in più) confermando in sostanza la previsione “soccerenomica”.

UNO SPORT PER MOLTI, UN BUSINESS PER POCHI – Simon Kuper e Stefan Szymanski, i due analisti di FT che potremmo definire i “padri” della “Soccernomics”, in vista del mondiale di calcio in Sud Africa hanno affinato i loro studi e li hanno resi disponibili in un libro di ben 336 pagine, titolato ovviamente “Soccernomics” (Nation Books, New York, $14.95). Il libro è ricco di spunti e non riguarda solo il rapporto tra vittoria dei mondiali e crescita del Pil ma fa numerose “correlazioni” economiche tra le economie ed i risultati sportivi dei singoli club. Per quanto riguarda i mondiali, invece, i due economisti si avventurano addirittura in pronostici – come del resto hanno fatto anche alcune delle più importanti banche d’affari di Wall Street – fondati sempre sull’esperienza, diciamo così, empirica della dipendenza reciproca tra sport ed economia. Ad esempio, nel tomo troviamo la spiegazione – sempre a detta dei due analisti olandesi, di cui Szymanski anche con un passato di provetto calciatore – del perché ai mondiali i paesi poveri fanno generalmente peggio di quelli ricchi. Inutile dire che “è per via delle loro condizioni economiche che non permettono ai loro atleti una buona nutrizione, li espone alle malattie, senza contare la mancanza di reti ed infrastrutture“. Sta di fatto, però, che a livello giovanile troviamo che la Nigeria ha avuto più successi del Brasile tra gli under 17 e tra gli under 20 il campione del mondo è il Ghana. La risposta dei due economisti olandesi è che il calcio quando diventa un “business” favorisce il più forte “economicamente”, tagliando, di fatto, il fattore meramente tecnico di base.

Aggiungo che quanto sopra è l’impatto sull’economia in generale (misurata dal Prodotto Interno Lordo) nel periodo successivo al mondiale; non è stato calcolato invece l’impatto sugl’investimenti delle aziende cha sul mondiale hanno puntato: testimonial della nazionale (nei giorni prima della “dipartita” dell’Italia non erano pochi gli spot che li utilizzassero), milioni per gli spazi TV in occasione delle partite e dei programmi “mundial”, promozioni e gadgets che si accumuleranno nei magazzini etc etc…

Per ratiopharm, che ha pianificato la campagna TV su ibuprofene ratiopharm ed istituzionale in “contropianificazione” ai mondiali sicuramente non sarà un danno…, anzi il calo naturale d’interesse per le partite farà migrare su altri canali e programmi diversi telespettatori…e questo mitigherà un po’ la nostra delusione ;-)

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