Pharma 3.0
apr 05
Turbolenza. Questo è il vocabolo utilizzato dai massimi esperti per definire la caratteristica principale dello scenario socio-economico mondiale degli ultimi anni.
Tale contesto, non può che impattare sui mercati che in esso si sviluppano e fra questi non fa eccezione il farmaceutico.
Anzi, fra tutti i mercati, quest’ultimo è forse uno di quelli più sotto pressione nello sforzo di guidare il cambiamento radicale che lo sta pervadendo: aggregazioni fra aziende, carenza di innovazione scientifica, invecchiamento e migrazione demografica, decremento delle marginalità e contemporaneo incremento dei costi a tutti i livelli, sostenibilità dei sistemi sanitari messi a rischio da deficit abnormi, sviluppo tecnologico…
In questi giorni mi è capitato fra le mani, come spesso mi accade grazie al web e ad un amico, il “Global pharmaceutical industry report 2010”. Un interessante “megaricerca” di Ernest and Young sul futuro del farmaceutico mondiale basata su decine di interviste agli Executives delle top companies mondiali ed innumerevoli analisi di mercati, trends e case history.
Gli esperti parlano, facendo riferimento all’evoluzione del modello di business farmaceutico, di un passaggio da una prima fase originaria, Pharma 1.0, basata sui blockbusters (farmaci da grandissimi volumi e profitti) e su di una grande pressione sui drivers del mercato (medici ed enti governativi in primis) ad una seconda fase, attualmente a fine corsa, denominata Pharma 2.0.
Questa seconda fase è caratterizzata da un tentativo di diversificazione del business implementando il proprio portafoglio prodotti con l’ingresso in mercati contigui (vaccini, biotecnologici, OTC, farmaci equivalenti etc)
D’altro canto nello sviluppo della ricerca si è puntato prevalentemente su terapie specialistiche, in primis per la cura del cancro, mentre nella sfera finanziaria si è scelta una politica aggressiva di taglio dei costi e di utilizzo dell’out-sourcing spesso a scapito dell’investimento sullo sviluppo del mercato. La dimostrazione di quanto detto è senza dubbio l’aggressiva politica di acquisizione delle Big Pharma verso aziende più piccole ma titolari di leadership nei mercati contigui all’etico di primary care dove queste sono già fortissime.
Se vogliamo, una delle poche eccezioni a questo percorso è proprio quella di Teva che ha consolidato la leadership nel suo mercato d’elezione (generici), fino a integrare pochi giorni fa un altro colosso come ratiopharm, mentre progressivamente allargava la sua attività ai business contigui dell’etico brand specialistico .
Per contro “la norma” sono state Pfizer, Sanofy Aventis, Novartis ed altre Big Pharma che progressivamente hanno raggiunto dimensioni ragguardevoli nel loro mercato d’elezione e presidiato i mercati contigui dei farmaci specialistici e bio tecnologici, del farmaco equivalente e dell’automedicazione diversificando al massimo il proprio business.
Ma questo modello di business si è rivelato difficile da sostenere soprattutto a causa dei nuovi trends apparsi di recente: profonde riforme della sistema salute in tutto il mondo, mutamento demografico e globalizzazione, accellerazione dell’informatizzazione dei processi e delle attività “web based”.
Le aziende farmaceutiche consapevoli di ciò stanno competendo in una nuova sfida: prepararsi velocemente per il modello Pharma 3.0 dove sarà determinante imparare a gestire quello che alcuni esperti chiamano “superconsumatore”. Un cittadino sempre più informato e consapevole grazie alla tecnologia che a sua volta diventerà sempre più evoluta e disponibile per tutti.
Su questa base dovranno poggiare le fondamenta del nuovo modello di business delle aziende farmaceutiche per restare/diventare rilevanti nel nuovo ecosistema.
reports Pharma 3.0 su Ernst & Young
Ma la domanda è: l’ecosistema italiano le sa tutte queste cose? Si sta preparando a “gestire” questi innovativi e geniali nuovi
modelli di business “IT based” che gli “esperti” ritengono ineluttabili?
Di certo il futuro di tutti noi si baserà sulla tecnologia e sulla Rete semplicemente perché i pazienti/consumatori (cioè tutti noi) lo pretenderanno….
Conosco tanti farmacisti che spesso fanno l’elogio dell’home banking, della prenotazione on-line di voli e vacanze, del download di musica e shopping di libri on-line, dei servizi in rete…sono questi che dovranno guidare la categoria verso il Pharma 3.0 implementando le nuove tecnologie nel proprio lavoro giornaliero ma soprattutto imparando ad accogliere, nelle proprie farmacie, il “superconsumatore/paziente” che tutti prefigurano.

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