Archivio per la Categoria “Articoli”

alcuni articoli scritti per riviste e siti di settore

fatto!…e Francesca mi ha pure risposto sul tema proposto (farmaci on line) con grande buon senso…per chi pensa che il consumatore su Internet sia privo della capacità di scegliere cosa è bene e cosa è male in fase di acquisto.
E’ però anche la dimostrazione che, nel prossimo futuro, una soluzione su questo tema per gli utanti della Rete va assolutamente trovata visto che saranno sempre di più ogni giorno che passa….

Il 23/08/10, marco grespigna ha scritto:

Da: marco grespigna
Oggetto: e i farmaci?
Ciao Francesca,
sono Marco (genovese residente a Milano…)e come tanti ti ho ascoltata e letta in questi giorni un po’ ovunque..
Sono un appassionato del web nonchè un suo utilizzatore e lavorando in campo farmaceutico mi domandavo come te la stai cavando ne reperire farmaci e più in generale prodotti da farmacia (chessò integratori, cosmetici, prodotti
per l’infanzia etc etc).
Non che ti auguri di averne bisogno (soprattutto di farmaci) ma sai com’è un mal di testa, un raffreddore, una crema struccante…non è raro che serva).
Se ti va fammi sapere qualcosa…o mettilo nei test da fare in futuro.
in bocca al lupo
Marco
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On Tue, 24 Aug 2010 08:35:31 +0200,
Francesca Sassoli wrote:

Caro Marco,
per i farmaci e’ un guaio! Nelle pillole tv che faccio ogni giorno sulle tv del circuito CNR Media, ho intervistato il
presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani e c’è proprio una legge che ne vieta la vendita e la consegna online, anche per quelli da banco! In caso di emergenza, sarei costretta a farmeli comprare (certo non metto a repentaglio la vita della mia famiglia per questo esperimento!) ma e’ un ottimo spunto anche per il blog, grazie!
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Secondo Francesca Sassoli di Genova (una compaesana…) ma residente a Milano (stessa sorte…) SI PUO’ FARE!
Da due mesi l’obiettivo di “vivere di solo ecommerce, che per i disappetenti della Rete vuol dire comprare tutto attraverso Internet: dal latte fresco al pezzo per lo scooter, dalla scarpa alla vacanza” è giornalmente portato avanti con successo.

Però non ho trovato come fa con i farmaci e prodotti vari per la salute e benessere…magari le faccio direttamente la domanda via mail.

Leggete delle sue peripezie su www.francescaonline.it/

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Da Mark Up, una delle riviste più attente all’evoluzione dei consumatori, la sintesi di un articolo interessante che mette ancora una volta in evidenza alcune esigenze nascenti.
Spesso questi articoli focalizzano l’attenzione su canali retail diversi dal “farma” ma ribadisco il “monito” che ripeto spesso: attenzione il consumatore che entra in farmacia è sempre lo stesso e quello che trova in altri canali prima o poi lo pretenderà anche nel campo della salute…soprattutto se si continua a parlare di “farmacia dei servizi”

In negozio come sul Web
Clienti sempre più “internet-oriented” ricercano anche negli acquisti in negozio modalità cross-channel e un servizio personalizzato. Obiettivo: finalizzare comunque la vendita senza dover ritornare
Il prodotto che si cerca, se non è disponibile subito, va fatto recapitare a casa propria in breve tempo: questo richiedono i consumatori, che, ottenuto tale servizio, tendono a ritornare. Questo ci dice una ricerca di Sterling Commerce, che come ogni anno analizza le abitudini dei consumatori nei diversi canali retail. Lo studio online, commissionato all’Istituto Ipsos Mori e realizzato in Gran Bretagna, Francia e Germania, mostra che la capacità di gestire gli ordini direttamente nel punto vendita è il requisito principale se i retailer vogliono migliorare l’esperienza d’acquisto dei clienti quando si trovano in negozio.
Occhi puntati sul servizio instore
Elemento cruciale per migliorare l’esperienza d’acquisto del cliente in negozio è la presenza di personale che fornisca sì informazioni sul prodotto, ma che sia anche in grado di reperire, presso un altro punto di vendita dello stesso retailer, lo stesso articolo momentaneamente non disponibile a scaffale, offrendo al cliente la possibilità di riceverlo a casa. Insomma, bisogna fare di tutto per salvare la vendita a ogni costo, o come dicono gli inglesi “save the sale”.
Multicanalità vincente
Secondo Sterling Commerce molti retailer tendono a investire quasi solamente nel negozio, pur pensando magari di avere un approccio multicanale. Eppure ormai il cliente, specie quello cosiddetto cross-channel ovvero che utilizza più canali prima di decidere un acquisto (web, cellulare, pdv) è abituato a conoscere in anticipo la disponibilità di un prodotto. Tra l’altro questo tipo di consumatore tende a spendere di più ed è quindi particolarmente remunerativo. Sempre più cruciale in futuro sarà quindi la sinergia tra attività nel punto di vendita e sito web (abilitato per l’e-commerce). Il call center è utilizzato per effettuare ordini e risolvere un problema, senza essere percepito come un canale di vendita, e questo modo di pensare potrebbe essere applicato ai negozi. La ricerca mette in luce l’importanza di offrire un’esperienza positiva nel pdv, e di utilizzare il call center come strumento di follow-up.

fonte: Anna Muzio – www.mark-up.it

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Non so se sono i 10 peggiori ma sicuramente chi li ha calciati non ha fatto una bella figura…
I 10 peggiori rigori di tutti i tempi!

Ma più che sbagliare un rigore…c’è sbagliarne 3 in una sola partita…

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400000000000000180692_s4La vittoria di un mondiale di calcio può influenzare la crescita del Pil? Per alcuni analisti economici, statistiche alla mano, sì. Di certo, la prematura eliminazione della Nazionale di Lippi ha prodotto un danno economico, già stimato in 140mln di euro.
Viceversa il Financial Times lo ha addirittura quantizzato l’effetto di una vittoria, sostenendo che la vittoria della nazionale di un Paese ad un mondiale porta una crescita aggiuntiva della sua economia dello 0,7% rispetto al risultato dell’anno precedente, oltre ad una crescita degli indici di borsa. Questa nuova branca economica è stata battezzata “Soccernomics” dalla fusione, appunto, dei termini “soccer” (calcio) ed “economics” (economia).

FONDAMENTI DI SOCCERNOMICS – Partiamo da un articolo pubblicato qualche anno fa – prima del mondiale in Germania del 2006 – sul Financial Times intitolato “Calcio ed economia”, in cui veniva presentato lo studio di due analisti della nota banca olandese Abn Amro. Per i due economisti, “la produttività persa dai tifosi di fronte al televisore per seguire le partite, verrebbe ampiamente recuperata in termini di Pil nel boom degli acquisti stimolato dall’entusiasmo per una vittoria della squadra favorita“. In particolare, affermavano i due analisti, il fenomeno si presenta con più evidenza nei casi in cui a vincere è una nazionale europea. Questo – non tenendo conto dei paesi africani che, finora, un mondiale non l’hanno mai vinto – perché “nei paesi sudamericani il tempo lavoro perso di fronte allo schermo viene considerato superiore in termini di effetti sul Pil all’entusiasmo consumistico per l’eventuale risultato positivo dell’incontro, per via degli orari delle partite in calendario che spesso – specie quando i mondiali si giocano in Europa come pure adesso in Sud Africa a causa del fuso orario – ricadono in pieno orario lavorativo“. Statistiche alla mano e ragionando ex post, effettivamente l’analisi presenta delle verità o, se vi pare, delle “singolari coincidenze”. Se si guardano con attenzione i dati relativi al Pil dell’Italia dopo la vittoria del 1982 si nota che il nostro paese ha raddoppiato il suo prodotto interno lordo nel 1983 passando all’1,4% rispetto al +0,7 del 1982. Analogamente, nel 2007, nonostante già cominciassero ad avvertirsi i primi scricchiolii della bolla finanziaria americana, il nostro Pil è cresciuto del 1,9%. Nel 2006 era stato ugualmente positivo del +1,9%, mentre nel successivo triennio (2008-2010) c’è stato il tonfo che ben conosciamo del -6% (2008 -1%, 2009 -5,1%). E’ probabile che senza i “rumors” provenienti da oltreoceano sul finire del 2007, la crescita sarebbe stata ancora più sostenuta (0,4-0,5% in più) confermando in sostanza la previsione “soccerenomica”.

UNO SPORT PER MOLTI, UN BUSINESS PER POCHI – Simon Kuper e Stefan Szymanski, i due analisti di FT che potremmo definire i “padri” della “Soccernomics”, in vista del mondiale di calcio in Sud Africa hanno affinato i loro studi e li hanno resi disponibili in un libro di ben 336 pagine, titolato ovviamente “Soccernomics” (Nation Books, New York, $14.95). Il libro è ricco di spunti e non riguarda solo il rapporto tra vittoria dei mondiali e crescita del Pil ma fa numerose “correlazioni” economiche tra le economie ed i risultati sportivi dei singoli club. Per quanto riguarda i mondiali, invece, i due economisti si avventurano addirittura in pronostici – come del resto hanno fatto anche alcune delle più importanti banche d’affari di Wall Street – fondati sempre sull’esperienza, diciamo così, empirica della dipendenza reciproca tra sport ed economia. Ad esempio, nel tomo troviamo la spiegazione – sempre a detta dei due analisti olandesi, di cui Szymanski anche con un passato di provetto calciatore – del perché ai mondiali i paesi poveri fanno generalmente peggio di quelli ricchi. Inutile dire che “è per via delle loro condizioni economiche che non permettono ai loro atleti una buona nutrizione, li espone alle malattie, senza contare la mancanza di reti ed infrastrutture“. Sta di fatto, però, che a livello giovanile troviamo che la Nigeria ha avuto più successi del Brasile tra gli under 17 e tra gli under 20 il campione del mondo è il Ghana. La risposta dei due economisti olandesi è che il calcio quando diventa un “business” favorisce il più forte “economicamente”, tagliando, di fatto, il fattore meramente tecnico di base.

Aggiungo che quanto sopra è l’impatto sull’economia in generale (misurata dal Prodotto Interno Lordo) nel periodo successivo al mondiale; non è stato calcolato invece l’impatto sugl’investimenti delle aziende cha sul mondiale hanno puntato: testimonial della nazionale (nei giorni prima della “dipartita” dell’Italia non erano pochi gli spot che li utilizzassero), milioni per gli spazi TV in occasione delle partite e dei programmi “mundial”, promozioni e gadgets che si accumuleranno nei magazzini etc etc…

Per ratiopharm, che ha pianificato la campagna TV su ibuprofene ratiopharm ed istituzionale in “contropianificazione” ai mondiali sicuramente non sarà un danno…, anzi il calo naturale d’interesse per le partite farà migrare su altri canali e programmi diversi telespettatori…e questo mitigherà un po’ la nostra delusione ;-)

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da una simpatica iniziativa di Pharmamarketing ecco l’intervista doppia, stile Le Iene, fra me e Pierluca Allegrini di Pfizer.

Branded vs generico: pfizer e ratiopharm a confronto
Il mercato italiano dei prodotti off-patent (a brevetto scaduto) sta nel tempo assumendo proporzioni ragguardevoli, con la genericazione delle più importanti molecole sul mercato. PharmaMarketing raccoglie in un’intervista doppia i punti di vista di 2 realtà leader di questo segmento: Pfizer, la prima azienda biofarmaceutica al mondo, e ratiopharm, la dinamica azienda di generici da poco acquisita da Teva, dopo essere stata lungamente contesa tra diversi player.

2 realtà profondamente diverse, che si confrontano quotidianamente per sostenere i propri portafogli prodotti concorrenti; 2 realtà tuttavia accomunate dalla volontà di creare un mercato competitivo sano per il farmaco off-patent, legato alla crescita professionale del farmacista e allo sviluppo dei servizi in farmacia, più che a pratiche “border line” di altri attori.

Rispondono a PharmaMarketing
Pierluca Allegrini – Retail Channel Manager di Pfizer Italia
Marco Grespigna – Head of Commercial Department di ratiopharm Italia

Date un peso %, dal vostro punto di vista, ai drivers del vostro mercato (es. medico, farmacista, …)
PA: E’ molto difficile dare un peso percentuale ai diversi protagonisti del mercato farmaceutico, nessuno, a mio avviso, va trascurato. La perdita del brevetto di alcune importanti molecole ci ha stimolato ad impegnarci in questo settore, superando le untitledclassiche attività di difesa del business solitamente realizzate dalle aziende branded.
Proprio per questo Pfizer si è riorganizzata in Business Unit con l’obiettivo di rispondere alle esigenze e ai bisogni dei nostri interlocutori e dei nostri partners in maniera più efficiente e focalizzata. La Business Unit “Establish Products”, è unica nel suo genere. Un’idea innovativa nell’ambito di Pfizer e del settore farmaceutico, che nasce con l’obiettivo di massimizzare il valore dei prodotti che hanno perso il brevetto e far sì che un numero sempre maggiore di pazienti abbia accesso a farmaci di comprovata efficacia, qualità e sicurezza. Sono convinto, quindi, che la flessibilità, punto di forza della nostra filosofia, ci abbia finora permesso, e ci permetterà anche in futuro, di venire incontro sempre più alle esigenze di tutti i nostri clienti.
MG: 55% farmacisti, 30% medici, 15% cittadini. Mi spiego meglio: l’attuale normativa che prevede lo switch prescrittivo rende oggi il farmacista l’elemento determinante per la diffusione del farmaco equivalente. Un attore importante e necessario per la sua diffusione, ma di certo non sufficiente. Contrariamente a molti colleghi del settore, ritengo infatti che l’avvallo del medico, in sede di prescrizione, non possa essere considerato secondario: per il cittadino italiano la parola del medico è ancora determinante per un passaggio consapevole dal farmaco tradizionale ad uno equivalente. Per questo motivo ratiopharm fornisce, ad ambedue le categorie, il supporto e l’informazione necessaria a consentire loro di divulgare al meglio la cultura e conoscenza dei farmaci equivalenti. Il peso del cittadino invece è per ora inferiore ma in veloce crescita. L’espansione della possibilità d’informarsi autonomamente, soprattutto grazie alla Rete, renderà sempre più proattivo il paziente verso gli operatori del settore, non nella scelta della terapia o del farmaco ovviamente, ma nella ricerca di spiegazioni per accettare consapevolmente prescrizioni e consigli facilitandone anche la loro erogazione da parte degli operatori sanitari.

Cosa centra il web 2.0 col farmaceutico?
PA:Il Web 2.0 si sta diffondendo anche nel mondo della salute, qualche anno fa pochi l’avrebbero pensato. Le nuove modalità di comunicazione più partecipative (blog, social network, podcast, wiki, ecc.) del Web 2.0 stanno dando concretezza alle esigenze di maggiore informazione. Anche se l’industria farmaceutica è, a mio avviso, ancorata a una comunicazione più “statica” dovuta alla mancanza di linee guida che regolano questa nuova modalità di interazione, qualcosa si sta muovendo. Emerge sicuramente un vissuto di salute più partecipata da parte di tutti gli attori del sistema salute.
MG:L’implementazione nella strategia aziendale di un approccio “web based” dovrebbe essere una priorità per qualsiasi azienda che voglia essere pronta alle sfide future. I cittadini di domani saranno quei giovani che oggi vivono in simbiosi con tecnologia e web e utilizzandone proattivamente i servizi.
Per questo ratiopharm da alcuni anni ha sperimentato ed implementato una presenza in quest’area probabilmente fra le più strutturate del mercato con il portale B2C www.equivalente.it e il portale B2B www.formularatiopharm.it nonché con numerose altre iniziative e progetti.

Cosa invidi a Pfizer/Ratiopharm?
PA: Sicuramente l’esperienza acquisita nel tempo sul target della distribuzione finale e intermedia. Le aziende di generici fino a poco tempo fa erano il nostro benchmark, la loro esperienza nel rapporto esclusivo con il farmacista ha creato il terreno favorevole per crescere in questo settore. Però Pfizer ha recuperato rapidamente questo gap, creando una struttura dedicata a questo importante target.
MG: Le risorse economiche di cui dispongono… ma il nuovo Gruppo Teva-ratiopharm (di cui si attende solo la ratifica dall’anti trust) ridurrà di molto anche questo gap. La nuova realtà consolidata diventerà di gran lunga la 1^ azienda del mercato equivalente mondiale e la 5^ azienda nel mercato farmaceutico Italiano complessivo.

Quali sono le leve più efficaci nella promozione e nella vendita di molecole con brevetto scaduto?
PA:Trasparenza, qualità e prodotti low cost. Sono i tre concetti che stanno delineando la strada del nostro “new business”. Le strutture sanitarie richiedono elevati standard di qualità e un tecnologia altamente specializzata, e non tutte le compagnie sono in grado di offrire questo servizio. Non dimentichiamo che Pfizer è in assoluto l’azienda farmaceutica che investe di più in ricerca e sviluppo anche nel settore degli farmaci off-patent.
Pfizer, infatti, continua a studiare e migliorare i propri prodotti anche attraverso la riformulazione in modo da renderli più adatti alle esigenze dei pazienti. A questo si aggiunge il fatto che Pfizer continua a garantire una corretta e adeguata informazione medico-scientifica anche sui prodotti che hanno perso il brevetto. Prerogativa di cui può essere orgogliosa un’azienda leader come la nostra.
MG:Tutta la strategia commerciale di ratiopharm è basata sulla partnership fra azienda e propri referenti. Negli ultimi MG
anni abbiamo costruito una relazione solida con i nostri clienti che non è basata, contrariamente alla norma dei nostri competitors, sulla sola leva commerciale, ma soprattutto sulla costruzione di un sistema di valore aggiunto (formazione, informazione, marketing, comunicazione etc) che garantisca una crescita del business sano e sostenibile per lungo tempo. Ogni anno questo “approccio distintivo” ci garantisce di mantenere i clienti acquisiti e di aggiungerne costantemente di nuovi.
Fiore all’occhiello di questo sistema di relazione e fidelizzazione è www.formularatiopharm.it che è considerato, dagli operatori del settore, un progetto realmente distintivo sul mercato.

Come sta cambiando il ruolo ed il profilo del farmacista?
PA: Oggi più che mai è necessario valorizzare la professionalità del farmacista. La prossima pubblicazione dei decreti attuativi della Legge 69/2009 proporrà la farmacia sempre più come un centro di salute pubblica. Da tempo ormai si parla della “farmacia dei servizi” per il cittadino e sicuramente questo modello è quello a cui si tenderà per il prossimo futuro. Con il tempo, è destinata a trasformarsi in un più complesso centro di servizi per la salute, nel quale i cittadini potranno usufruire di molteplici prestazioni che sono connesse alla cura, alla conoscenza di parametri fisiologici, all’informazione sanitaria, all’accesso a servizi di natura biomedica.
MG: Il ruolo del farmacista è, a mio parere, solo all’inizio del profondo cambiamento cui dovrà sottoporsi per garantire la propria sostenibilità. L’eco-sistema in cui opera sta cambiando velocemente: minori risorse a disposizione per il sistema sanitario, scarsità d’innovazione di prodotto, espansione progressiva dell’utilizzo del farmaco equivalente in “primary care”, regole sempre più restrittive e vincolanti, consumatori sempre più esigenti e consapevoli, sostanziali modifiche demografiche, informatizzazione e sviluppo tecnologico, competizione allargata a nuovi canali e settori… insomma fra pochi lustri il “farmaceutico” che conosciamo oggi potrebbe non essere più lo stesso e il farmacista sarà a sua volta un professionista della salute “distante” da quello che conosciamo oggi.

Più efficace sconto o servizio al farmacista?
PG: Tutte e due sono importanti. Mentre il primo ha una connotazione decisamente commerciale e di facile implementazione, il secondo è sicuramente più complesso e richiede alle aziende farmaceutiche un maggiore impegno. Tuttavia, sono convinto che lo sviluppo di servizi dedicati consoliderà nel lungo termine le relazioni tra aziende e farmacista e tra farmacista e cittadino. Questa è la strada che la nostra azienda ha intrapreso già dallo scorso anno con il “Pfizer Lab”programma biennale per l’educazione e la formazione in farmacia, realizzato con la collaborazione dell’Università degli Studi di Parma E IL Centro Studi Comunicazione sul farmaco dell’Università degli Studi di Milano.
MG: Non conosco alcun mercato, e non solo nel pharma, dove l’utilizzo sconsiderato e incondizionato dello sconto, con lo scopo di costruire una crescita veloce in termini di market share da parte dell’azienda e di monetizzare immediatamente un piccolo vantaggio economico fine a se stesso da parte del cliente, abbia prodotto un reale e duraturo valore per il mercato ed i suoi “attori”.
I mercati, da sempre, si consolidano e poi sviluppano investendo sul sistema e
producendo valore per i propri partner e per i consumatori; semmai il vero problema è avere competenze, idee e risorse per farlo…
Medici e farmacisti lo hanno compreso e, sempre di più, si rivolgeranno a chi pratica questo tipo di approccio, abbandonando proposte legate ad un mero vantaggio economico (spesso solo apparente). ratiopharm lavora su questo fronte già da alcuni anni.

Perché scegliere un farmaco branded?
PA: Per non fare mai una scelta generica! Riconoscere il valore della storia di una azienda come Pfizer che dal 1849 è fortemente impegnata sul fronte della ricerca e dello sviluppo dei farmaci per contribuire al miglioramento della salute e del benessere cittadini in ogni fase della vita.

Perché scegliere un farmaco generico?
MG: Non cambia nulla in efficacia e sicurezza, costa meno al cittadino, è utilizzato dai pazienti di tutto il mondo senza alcun problema, mette in equilibrio i bilanci della Sanità, consente d’investire in innovazione… serve altro?

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news_8a7f887195a01e79Anno 1985, 25 anni fa. Chissà, forse erano quelli giorni destinati a lasciare un segno. Il 7 Marzo il mondo ascoltava per la prima volta “We are the world”, l’11 Marzo iniziava la scalata di Michail Gorbaciov e il 15 Marzo veniva registrato il primo dominio .com della storia. Tre piccoli segni, tanto forti, in così poco tempo. A distanza di 25 anni Michael Jackson non c’è più, Gorbaciov è sparito dalla scena politica, ma i domini .com sono ancora e sempre i Top Level Domain più usati e più noti al mondo.
Oggi il nome a dominio è sotto la responsabilità di VeriSign e le registrazioni sfiorerebbero ormai le 90 milioni di unità. Oggi la rete è una cosa completamente differente: quello che era un dominio unico che per molti versi si identificava pertanto nell’estensione stessa della Rete, oggi è infatti soltanto una delle tante soluzioni disponibili, peraltro quella più intasata e meno semplice da associare ad un marchio o un nome. In 25 anni il valore simbolico del dominio è stato spalmato su più risorse e la rete vive una crescita ancora tanto forte da offuscare qualsivoglia previsione per il futuro dello strumento e dei suoi domini prediletti.
25 anni fa, prendeva forma con totale spontaneità un’idea, un istinto, una pulsione: un sogno.

fonte: www.webnews.it

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maggio_2009 Di seguito un articolo apparso su Nuovo Collegamento – UTIFAR in cui mi viene chiesta qualche informazione sull’approccio di ratiopharm al mercato.

 

 

 

 

 

 

 

Come spiega Marco Grespigna, Direttore Commerciale di ratiopharm Italia, “la scelta strategica di ratiopharm è stata, sin dal 2006, quella di investire le risorse aziendali su tutte le leve di marketing disponibili, attraverso campagne di comunicazione al cittadino, progetti formativi ed informativi al trade e, non ultimo, ampliando la gamma dei prodotti offerti, in linea con la qualità che da sempre il cittadino si attende dalla farmacia”. Da qui la grande attenzione, da parte dell’azienda, anche al comparto dell’autocura composto da integratori e farmaci senza obbligo di ricetta (OTC).

Lo sviluppo strategico adottato da ratiopharm in questi ultimi anni assume una rilevanza particolare in questo momento di incertezza nel mercato degli equivalenti. Il recente decreto che prevede la riduzione dei prezzi al pubblico e delle scontistiche riservate alla farmacia per gli equivalenti di classe A comporta da un lato la riduzione della marginalità per la farmacia, dall’altro ha dato lo spunto a diverse aziende di equivalenti per inventare le politiche commerciali più stravaganti che, di fatto, tendono ad aggirare lo spirito del decreto. Ratiopharm, sviluppando una gamma completa di prodotti, si trova nella posizione privilegiata di offrire alla farmacia un listino più ampio del solo farmaco etico, affiancando l’offerta di Otc e integratori di alta qualità a prezzi competitivi. Attraverso questa offerta, ratiopharm può sviluppare con il farmacista un piano commerciale che porta ad una marginalità complessiva molto interessante, garantendo un’adeguata remunerazione al farmacista pur nell’ottica della trasparenza e del rispetto delle regole e rendendo vantaggioso il rapporto cliente-fornitore.

Automedicazione, dove è cruciale la sapienza del farmacista

In particolare, per il farmaco Otc, la gamma di ratiopharm si avvale di un listino di prodotti che copre oltre il 50% del mercato di riferimento in termini di fatturato. Entro il 2009, con il lancio di tutti i principali formati a base d’ibuprofene, la farmacia potrà rispondere alla maggior parte del fabbisogno dei propri consumatori con i convenienti prodotti per l’automedicazione di ratiopharm (vedi tabella pagina …). Il farmaco da automedicazione è uno dei settori chiave dell’attività della farmacia, caratterizzato da una sostanziale stabilità in termini di fatturato complessivo. Non è un caso che, in un mercato tendenzialmente statico, se non in lieve arretramento, la gamma OTC di ratiopharm registri invece una significativa tendenza all’aumento delle vendite. Nel 2008, infatti, il fatturato di ratiopharm relativo ai prodotti di libera vendita è cresciuto , rispetto al 2007, del 30% in unità e del 42% in valore. Recenti indagini di mercato (Gfk-Eurisko) hanno inoltre mostrato che il contesto economico e sociale d’incertezza induce il consumatore a essere sempre più attento ai contenuti dell’offerta e al rapporto qualità prezzo, e più esigente nella ricerca di informazioni e di nuove alternative di consumo. Queste linee di tendenza si rispecchiano nell’evoluzione del listino di prodotti di libera vendita ratiopharm, che implementa costantemente le categorie terapeutiche esistenti e ne aggiunge di nuove e strategicamente rilevanti, come l’analgesia e l’area “dolore” più in generale. La gamma dei prodotti di automedicazione ratiopharm è caratterizzata da tutta l’efficacia e la sicurezza ricercate dal consumatore, con una serie di valori aggiunti fondamentali: la convenienza, grazie ad un imbattibile rapporto qualità prezzo; la facilità d’uso, grazie a un’esposizione delle informazioni semplice e chiara; la facilità di scelta, grazie a una grafica essenziale e immediata. Un approccio, dunque, che non punta sulla riduzione del prezzo come unico punto di forza, ma risponde a tutte le esigenze del pubblico così come a quelle del farmacista.

Integratori ratiopharm, un valore aggiunto per farmacista e consumatore

Il pubblico italiano comprende e apprezza la funzione degli integratori alimentari, che stanno diventando uno dei pilastri della prevenzione e della ricerca del benessere. Da anni si rileva una crescente tendenza tra gli italiani all’acquisto e uso di integratori, confermata nel 2008 dall’incremento dell’11,2% di vendite nel settore dei prodotti salutistici, pari a 1.400 milioni di euro, di cui 1.207 milioni fatturati solo nelle farmacie (Fonte Ac/Nielsen per FederSalus).   Si tratta di un dato importante, in quanto rappresenta l’apprezzamento dei consumatori italiani nei confronti della figura del farmacista come guida anche nella ricerca del benessere. Per la farmacia, d’altra parte, questo settore rappresenta un’occasione di sviluppo commerciale: oggi il costo medio degli integratori è superiore a quello dei farmaci etici e un’adeguata attenzione al settore degli integratori può compensare, almeno in parte, una caduta del valore unitario delle ricette e quindi del fatturato complessivo. Ovviamente l’integratore presente in farmacia deve soddisfare precisi requisiti di qualità e presentare un razionale scientifico adeguato. In questo scenario di ricerca del benessere e di attenzione alla qualità e al prezzo si inserisce ratiopharm, presenza autorevole del settore farmaceutico, con una gamma di prodotti qualificati. ratiopharm mette a disposizione del farmacista una linea di integratori che risponde sia alla necessità di rimediare alle carenze di vitamine e minerali, sia all’esigenza di far fronte agli aumentati bisogni dell’organismo, quando ci si impegna nell’attività fisica. A quest’ultimo aspetto, destinato ad aumentare il suo peso nel mercato complessivo, l’azienda ha dedicato la linea dynamica ratiopharm, messa a punto con il supporto dei medici sportivi della Federazione Italiana Sport Invernali. Si tratta di un mix bilanciato di vitamine, sali minerali e nutrienti essenziali, studiato per fornire all’organismo tutto ciò di cui ha bisogno quando si pratica attività fisica, a qualunque livello di intensità. Un’ampia gamma che comprende, ad oggi, 6 prodotti, realizzati per rispondere alle specifiche esigenze di chi vuole allenarsi al meglio o semplicemente fare del moto, per mantenersi in buona salute. Con la sua proposta, ratiopharm permette alla farmacia di rafforzare la sua posizione nel mercato del benessere, coniugando la soddisfazione del cliente con la redditività.

L’efficacia di una corretta reintegrazione per chi pratica attività fisica

Con la nuova linea di integratori per l’attività fisica dynamica ratiopharm ®, l’azienda tedesca è fornitrice ufficiale di diverse squadre sportive, tra le quali il Petrarca Rugby, la Pallavolo Pineto, tutte le Nazionali di sport invernali della FISI e, notizia di pochi giorni fa. Rodolfo Tavana, responsabile Medicina dello Sport nella Commissione Medica FISI (Federazione Italiana Sport Invernali) per le discipline di scivolamento, spiega l’importanza dell’integrazione sportiva nello sport e gli obiettivi della collaborazione tra la Commissione Medica FISI e l’azienda farmaceutica ratiopharm, leader europea dei farmaci generici, allo scopo di studiare e realizzare degli integratori che abbiano come filosofia mantenere l’atleta in salute e, al tempo stesso, contribuire al benessere di tutti coloro che praticano attività fisica.

Dottor Tavana, quanto è importante l’alimentazione per lo sportivo?

“Un’alimentazione corretta e bilanciata è sufficiente a fornire al corpo le dosi raccomandate di ciascun principio nutritivo. Gli atleti professionisti o coloro che si dedicano quotidianamente ad allenamenti impegnativi sono sottoposti a carichi di lavoro maggiori, rispetto alle persone sedentarie o con minima attività fisica. Diventa quindi importante poter assumere tali sostanze – che non sono altro che i normali nutrienti – selezionate e concentrate industrialmente sotto forma di capsule, compresse, barrette, preparati per bevande o altro, allo scopo di consentire più facilmente la copertura del fabbisogno giornaliero”.

Quali possono essere, allora, gli integratori più indicati per l’attività fisica?

“Gli integratori da preferire potranno contenere vitamine, sali minerali, zuccheri, proteine o aminoacidi, acidi grassi, “proenergetici” (carnitina, creatina, carnosina, ecc.). La loro scelta dipenderà dagli obiettivi che ci si prefigge e dal tipo di attività svolta: fabbisogno energetico, plastico, ottimizzazione dei processi metabolici, ripristino delle perdite idrosaline, accelerazione del recupero dallo stress ossidativo e dalla produzione di radicali liberi”.

Segnalo che su www.attivitafisica.it, il portale di ratiopharm dedicato al consumatore, esiste una sezione dove rispondo personalmente alle domande di cittadini e operatori del settore proprio su questi temi.

Come valuta la collaborazione tra la Commissione Medica FISI e l’azienda farmaceutica ratiopharm?

“Sulla spinta delle esperienze dello sport di vertice e con il contributo scientifico della medicina applicata allo sport, è nata dynamica ratiopharm ®, una linea completa di integratori e prodotti dietetici per chi ama una vita attiva. Un mix opportunamente bilanciato di vitamine, sali minerali e nutrienti essenziali, studiato per fornire all’organismo tutto ciò di cui ha bisogno quando si pratica attività fisica, a qualunque livello di intensità. Questi prodotti sono formulati nel rispetto delle norme emanate dal Ministero della Salute, hanno la  funzione di integrare ciò che l’alimentazione non riesce a fornire in quantità adeguata o, comunque, che l’attività fisica depaupera: integratori intesi quindi non come additivi all’allenamento, per fornire un valore aggiunto, ma come un contributo per allenarsi al meglio, nel rispetto del proprio stato di salute”.  Segnaliamo che, in perfetta sintonia con le dichiarazioni del Dr. Grespigna, anche per quest’area molto importante per il Farmacista, ratiopharm ha pensato di supportare i propri clienti, per rendere più agevole il consiglio al consumatore, con un approfondimento sul tema della corretta integrazione ed alimentazione grazie ad un corso FAD prodotto in collaborazione proprio con il Prof. Tavana, dal titolo “Criteri scientifici nella scelta dell’integrazione alimentare”, che garantisce 5,4 crediti ECM

Il corso è disponibile gratuitamente per i clienti Dynamica ratiopharm su www.formularatiopharm.it

Articolo apparso sull’ultimo numero di Nuovo Collegamento – UTIFAR

 

 

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