In the red Corner… Dr. Maurizio Bisozzi – Farmacista di Farmacia
Chiediamoci cosa è la farmacia del territorio. E’ un presidio della salute pubblica, il primo, semplice accesso per il cittadino alle prese con un problema o anche solo un dubbio sulla salute, non una trovata di marketing come qualcuna ha scritto sulle pagine questo giornale.
La sua struttura capillare e ben organizzata nei turni le permette di essere aperta come un pronto soccorso dell’ospedale: 365 giorni all’anno, inclusi naturalmente notti e festivi. Quindi la possiamo definire un servizio pubblico a disposizione del cittadino.
Essendo un servizio di pubblica utilità, per garantirne la presenza e la sopravvivenza economica in ogni realtà, anche le più economicamente disagiate e svantaggiate, ogni Regione stabilisce, con cadenza biennale, l’esatto numero di farmacie necessarie a garantire il servizio al cittadino.
L’apertura di nuove farmacie avviene per concorso, come per concorso l’avvocato può accedere in magistratura, il medico può operare in ospedale, l’insegnante impartire a scuola il suo sapere.
Direi che sarebbe ora di finirla di rovesciare la frittata e ogni volta rimproverare il farmacista di godere di norme medioevali o di guadagni indebiti. Il fatto che un semplice 3% di riduzione dei margini di guadagno di una farmacia possa metterne a repentaglio la sopravvivenza – e sono dati documentati da studi economici del settore – la dovrebbe dire lunga sul fatto che gestire una farmacia come pubblico servizio e con i ritardi di pagamento biblici da parte della Regione non è tutto rose e fiori. Ne sanno qualcosa i farmacisti campani che, dopo un anno di mancati rimborsi, si sono prima indebitati con le banche e poi sono stati costretti a sospendere l’erogazione gratuita dei farmaci.
Quindi finiamola con la facile demagogia e una volta per tutte diciamolo che il vincolo limitante il numero di farmacie presenti nel territorio è una norma che, consentendo la sopravvivenza della farmacia, tutela e garantisce l’utente di un servizio considerato il primo in Europa per efficienza ed economia.
Ne sanno qualcosa in Grecia, Portogallo o Ungheria dove, in una miope e demagogica ottica di liberalizzazione del servizio, si sono ritrovati con la chiusura delle farmacie nelle zone meno ricche del Paese e la concentrazione di esercizi farmaceutici solo dove economicamente premiante per il farmacista.
Mi spiace che a volte l’interesse generale della popolazione non coincida con quello di qualche privato cittadino che non vede soddisfatte alcune opzioni professionali, ma sono certo che alla fine il senso civico della dottoressa Paganelli prevarrà, e senza causarle strani sdoppiamenti di personalità.
La Pianta Organica delle farmacie, lo strumento che regola e ottimizza la distribuzione territoriale delle stesse (e per queste invisa a chi avrebbe l’interesse a trasformare un servizio pubblico solo in un business della salute), è l’espressione di quel vocabolo “democrazia” che la collega trova a pag 510 dello Zingarelli, 12° edizione e sicuramente anche nelle successive.
Dott. Maurizio Bisozzi
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In the blue corner… Dr.ssa A.P. (si firma così) – Farmacista di Parafarmacia
Io sono un’appassionata di calcio e seguo spesso le partite in TV. Mi piacciono soprattutto quelle in cui tutto fila liscio, dove puoi vedere il bel gioco, privo di inutili cattiverie e ben gestito dall’arbitro, che rappresenta una garanzia per chi gioca e per chi tifa. Ed essendo il gioco del calcio una disputa tra squadre avversarie, nessuna delle due può essere favorita in alcun modo da interventi estranei al gioco stesso.
Disputa che porta ad un risultato, cha alla fine dev’essere giusto, non inficiato da discutibili prese di posizione parziali e faziose.
Ora, sono andata a vedere sul dizionario il significato della parola arbitro e questo è ciò che ho trovato. Il termine arbitro può avere diverse applicazioni, che possono esulare il semplice ambito sportivo, in cui rappresenta la persona, o le persone, che sono addette al controllo del corretto svolgimento di una competizione nel rispetto delle regole e alla punizione di coloro che ne contravvengono. Dal lodo arbitrale all’arbiter elegantiarum, questa parola ha rivestito – in epoche diverse ed in luoghi differenti – diversi significati, non ultimo quello di giudice, all’interno di un collegio arbitrale o di un gruppo di probi viri, in una contesa o in una disputa.
Io nella vita mi occupo di farmaci e in particolare, sono una Farmacista Titolare di Parafarmacia, aziende nate dalle liberalizzazioni volute nel 2006 dal Decreto Bersani e da qualche tempo nel mirino di una miriade di provvedimenti volti ad annullarne l’esistenza o a modificarla radicalmente, sino a rendere per così dire “inoffensive”.
Gli esponenti dell’attuale maggioranza si sono sbizzarriti nel presentare disegni di legge su di noi Parafarmacie, e guardate con quanta attenzione si occupano di noi:
DDL n. 863 (Gasparri ed altri); DDL n. 2079 (Fleres); DDL n. 1377 (Rizzi ed altri); DDL n.1417 (Castro ed altri); DDL n.1627 (Astore ed altri), i quali, in buona sostanza stabiliscono la nostra immediata sparizione dallo scenario nazionale.
Per fortuna qualche esponente della minoranza ha tentato di contrastare queste infelici scelte, proponendo al contrario, di ampliare il ruolo delle Parafarmacie ed estendere ad esse la vendita di farmaci in fascia C, la cui vendita richiede l’obbligo della presentazione della ricetta, quali ad esempio il DDL n. 1814 (Perduca e Poretti); DDL n. 2030 (Ghedini ed altri).
Di ciò ultimamente s’è ampiamente discusso su tutti i giornali e alto si è levato il grido d’allarme persino dell’Antitrust. Infatti ancora una volta l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è dovuta scendere in campo con una segnalazione preventiva al Parlamento e al Governo circa la natura anti concorrenziale dei disegni di legge presentati al Senato. In particolare nel mirino dell’Antitrust il progetto di Salvo Fleres (Pdl) dal titolo “Norme in materia di apertura di nuove parafarmacie” (S2079 presentato il 28 luglio 2010) subito accolto dalla XII Commissione Igiene e Sanità cui ricordiamo è Segretario nonchè relatore delle proposte di riforma del sistema farmaceutico Luigi D’Ambrosio Lettieri attuale V. Presidente FOFI.
Ed ecco il punto, il nocciolo della questione che fa tornare al significato della parola “arbitro”.
Si ravvisa una discutibile posizione all’interno della Commissione Igiene e Sanità del Senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, che si configura a mio avviso, come evidente posizione in conflitto di interessi. Nella fattispecie, nutro forti dubbi che il Sen. Dr. Luigi D’Ambrosio Lettieri, titolare di Farmacia, Presidente dell’Ordine Provinciale dei Farmacisti di Bari e attuale V. Presidente FOFI (Federazione Ordini Farmacisti Italiani), in qualità di Segretario e Relatore della suddetta Commissione Igiene e Sanità, possa serenamente discutere e decidere, assieme ad altri esponenti del suo partito, delle sorti di 6000 “colleghi farmacisti” che operano in strutture diverse dalla Farmacia convenzionale, quindi in diretta concorrenza con essa. Le decisioni che stanno per essere assunte ci penalizzano fortemente e mettono in serio pericolo la prosecuzione del nostro lavoro, annullando i nostri sacrifici e cancellando quella che da molti è definita una sana concorrenza che ha apportato notevoli risparmi per i cittadini e possibilità di lavoro per migliaia di colleghi farmacisti.
Sempre ritornando alla metafora calcistica, è come se facessimo arbitrare l’incontro Italia-Germania al Sig. Rosetti.
Sarebbero quindi segnale di correttezza le dimissioni del Senatore Lettieri, dimissioni che noi chiediamo a gran voce, poiché pensiamo che un parlamentare che ricopre simultaneamente le cariche sopraccitate, non possa fungere da arbitro, ovvero relatore della suddetta Commissione, in quanto persona che ha forti interessi che lo legano ad una delle parti avverse, e quindi in inaccettabile posizione di conflitto di interessi.
Ultimamente, tuttavia, cominciano ad arrivare segnali positivi anche da parte dell’attuale maggioranza, opposti ai precedenti, tutti rivolti allo sgretolamento del sistema Parafarmacie, tant’è che la Camera ha approvato, con avallo della maggioranza, un ordine del giorno dell’opposizione, che impegna il Governo a prendere in considerazione la possibilità di vendere fuori dalle farmacie i farmaci di fascia C. Infatti tale Ordine del giorno presentato da alcuni esponenti di IDV e PD, prima firmataria l’Onorevole Laura Froner, impegna il Governo “ad aumentare la concorrenza nel settore della distribuzione dei farmaci, migliorare l’accessibilità del servizio ai consumatori e favorire lo sbocco professionale dei laureati in farmacia dando la facoltà alle cosiddette parafarmacie e ai corner della grande distribuzione di vendere anche i farmaci di fascia C e quindi tutti i medicinali non dispensati dal Servizio sanitario nazionale”
Quindi, da un lato un passo importante per giungere al pieno riconoscimento del ruolo professionale del farmacista che opera fuori dalle mura della farmacia, dall’altro la difesa ad oltranza degli storici egoismi corporativi.
Malgrado le metafore calcistiche, qui purtroppo non si tratta di un gioco, ma del lavoro e quindi del significato stesso della vita di migliaia di colleghi, me compresa, che hanno messo su le loro aziende, tutelati ed incoraggiati da una legge di questo Stato, che vi hanno investito i loro danari, il loro futuro, la loro professionalità, che nulla hanno tolto allo Stato, se non contribuito col pagamento di tributi e apportato risparmi ai cittadini, e che adesso vedono sgretolare e dissolvere i loro sogni e la loro dignità.
Comunque, ammettiamo che tutto questo sia un gioco e giochiamo. Ma almeno, dateci l’arbitro giusto.
Dr.ssa A.P.
fonte: Il Messaggero.it (10 settembre 2010)
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